La verità su Gabigol

Il numero dei tifosi che vorrebbe vedere Gabigol in campo cresce con il passare delle settimane. Non stiamo parlando di qualche minuto nel finale di una partita e nemmeno un secondo tempo sporadico tra una partita e l’altra; tutti vorremmo vedere Gabriel Barbosa spesso titolare. Per giustificare i 30 milioni di euro spesi dal club questa estate? forse, ma non è solo una questione di soldi bensì di insaziabile curiosità nell’ammirare da vicino il talento brasiliano che tanto ricorda il fenomeno. L’accostamento con l’attaccante nerazzurro più forte di sempre è legittimo ma sopratutto giustificato dalla presentazione in grande stile al momento del suo arrivo a Milano. Perché se il club pubblica lo spot di un brasiliano di soli 20 anni palleggiare sullo sfondo del Cristo Redentore di Rio de Janeiro e per di più con la magica “O mia bela madunina” in sottofondo, significa che il giocatore è speciale.

 

Perché Gabigol non gioca?

Qualcuno ha “gridato al bidone” ipotizzando che il brasiliano sia solo uno dei tanti mediocri e sopravvalutati giocatori brasiliani che ha fatto fortuna grazie al soprannome che gli viene affibbiato in patria, a maggior ragione se suona bene e che crei il giusto hype tra gli interessati di questo sport. Niente di tutto questo per la fortuna degli interisti e per la tristezza degli invidiosi che cercano in tutti i modi di screditare l’Inter. Il talento di Gabriel Barbosa non è assolutamente in discussione se si possiede una sufficiente e oggettiva capacità critica. Potreste non credere a quello che scriviamo ma andate a chiederlo a Ronaldo che lo ha definito “Un grande giocatore, pronto per una big europea” oppure a Leonardo il quale ha preferito commentare: “Chi lo ha seguito, conosce il suo grande potenziale […] Non è arrivato dal nulla: è cresciuto lentamente, ha raggiunto un ottimo livello e ora dovrà fare un altro grande salto” – e se non vi basta, provate a chiederlo ai dirigenti del Barcelona che furiosi hanno denunciato il Santos per non aver rispettato degli ipotetici accordi, stipulati durante la trattativa Neymar, sulla cessione dello sconosciuto Gabriel Barbosa, all’epoca quindicenne.

Indubbiamente il fattore ambientamento ha la sua parte di colpa, d’altronde l’ex attaccante del Santos ha giocato unicamente in Brasile, ma questa giustificazione può valere solo per i primi mesi. Secondo alcune voci di corridoio che non possiamo confermare, poche settimane dopo il suo arrivo, il brasiliano sarebbe stato bacchettato da Frank de Boer per il suo atteggiamento altezzoso e presuntuoso. Nulla di preoccupante ma l’allenatore olandese vestiva i panni del sergente di ferro e secondo la sua filosofia nessuno poteva permettersi di sentirsi superiore o indispensabile all’interno dello spogliatoio.

Gabigol insieme a Stefano Pioli durante un allenamento al Centro Sportivo Suning – Foto di Claudio Villa (Getty Images)

Con l’arrivo di Stefano Pioli, l’approccio è cambiato ma Gabigol ha racimolato un insufficiente minutaggio che non ha spento le polemiche. Sicuramente l’ex allenatore della Lazio non disprezza gli esagerati dribbling di Gabriel Barbosa perché in fin dei conti ha capito che il suo modo di giocare alla joga bonito è nel suo DNA, proprio come ogni brasiliano che si rispetti. Pioli ha già avuto a che fare con giovani ed egocentrici talenti quali Felipe Anderson e Keita Baldé ma non ci risulta che la loro gestione sia stata così inefficace. Il vero dilemma è che Pioli non può focalizzarsi unicamente sul brasiliano per ovvi motivi che prescindono dal suo impiego, a maggior ragione se la condizione della squadra non è positiva; infatti è proprio questa la ragione che molti non riescono a cogliere da questa polemica.

Nonostante si prospetti un grande futuro grazie al Suning, il progetto di rinnovamento del club è in corso d’opera. La squadra si trova al sesto posto in classifica e sta lottando per i primi posti quindi non può permettersi di sbagliare neanche un match. Attualmente la situazione non è favorevole per ottenere un exploit del brasiliano e di conseguenza l’Inter sta cercando di proteggerlo.

Immaginate se Pioli schierasse il brasiliano nei prossimi decisivi match che ci aspettano: se giocasse male, tutti dichiarerebbero il giocatore un flop e il club si condannerebbe da solo. Tra l’altro, come se non bastasse, la prestazione insufficiente del brasiliano sarebbe dettata da condizioni non personali ma di squadra – perché non dimentichiamoci che stiamo ancora lavorando per essere squadra – quindi tutelare questo investimento è importante soprattutto per il futuro del club. Al contrario provate a immaginare se Gabigol fosse un giocatore della Juventus: nella peggiore delle ipotesi, le sue prestazioni sarebbero mediocri ma la squadra vincerebbe ugualmente collezionando successi cosicché il suo scarso rendimento venga offuscato. In una situazione simile è difficile che qualunque talento possa uscirne indebolito. Dunque è evidente che darsi la zappa sui piedi non è la mossa giusta per far crescere un talento di questa caratura.

Gabigol in azione durante Inter – Bologna, Milano 25-09-2016 Stadio Giuseppe Meazza – Foto di Giuseppe Celeste (Insidefoto)

Obiettare quanto detto è possibile se al caso ci aggiungessimo il rischio. Tutti sappiamo che nel calcio bisogna avere anche una buona dose di coraggio per vincere e per far sì che possano nascere delle stelle. Magari lo stesso coraggio impiegato da Siniša Mihajlović nel momento in cui decise di puntare tutto su Gianluigi Donnarumma, nonostante il periodo nero del Milan. In questo caso la sua fiducia è stata ripagata perché il portiere appena diciottenne ad oggi è considerato l’erede di Buffon e uno dei futuri portieri più forti del mondo. In questo caso la differenza è riposta sul piano delle aspettative perché Gabriel Barbosa è stato pagato circa 30 milioni di euro ed è stato presentato in grande stile, al contrario di Donnarumma che invece è stato promosso dalla Primavera come sconosciuto. A questo punto potremmo discutere del palcoscenico sul quale l’Inter ha deciso di mostrarlo alla Serie A ma la sua fama lo precede perché in Brasile era già considerato da qualche anno un crack calcistico. Oltretutto non è il caso di entrare nel merito delle presentazioni perché sono scelte singolari di ogni club inerenti al piano commerciale e pubblicitario.

Gabigol è un vero diamante grezzo che va protetto e tutelato sotto ogni punto di vista. Non possiamo pretendere che i giocatori, seppur considerati grandi talenti, possano esprimere tutte le loro potenzialità in poco tempo. Ogni calciatore raggiunge la maturità calcistica in momenti diversi a seconda del suo percorso quindi non c’è alcuna ragione per essere frettolosi perché calcare la mano non è sempre la strada migliore. Il club e i tifosi devono osservare il brasiliano soltanto nell’ottica della propria squadra senza farsi influenzare dalle polemiche esterne altrimenti saremo costretti ad assistere al “Countinho bis” per poi tornare al punto di partenza.

Per il momento Pioli cercherà di concedere ulteriore minutaggio al brasiliano utilizzandolo nei momenti più opportuni. Se l’Inter dovesse perdere le prossime gare vedendosi sfumare fin da subito l’opportunità di giocare in Champions League, è probabile che i tifosi possano vederlo calpestare il terreno di gioco nelle ultime gare del campionato. A partire dalla prossima stagione qualcosa potrà cambiare per Gabigol, sopratutto se il processo di miglioramento della squadra dovesse andare per il verso giusto.